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Il mio mondo tra cravatte e buffoni
politica estera
4 dicembre 2006
Manca poco Salvador


Manca poco Salvador, manca poco


Troppe complicità
per chi ha tradito un paese

di LUIS SEPULVEDA

Sono chiuso in casa da tre settimane per terminare un romanzo, senz'altra compagnia se non quella del mio cane Zarko e del mare, felice tra i miei personaggi, ma dalle prime ore di domenica, ho cominciato a ricevere delle telefonate dei miei amici e amiche del Cile.

"Prepara i calici", mi dicono dal mio lontano paese. Ho pronta una bottiglia di Dom Perignon in frigorifero. È un riserva speciale e me la regalò a questo fine il mio caro amico Vittorio Gassman una sera a Trieste. "Spero che la berremo insieme", mi disse in quell'occasione e sarà così, perché a casa mia c'è un calice che porta inciso il suo nome.
Alla radio, una voce dice che il tiranno sta davvero male e che, a quanto pare, stavolta la Parca se lo porterà all'inferno degli indegni, anche se noi cileni non ci fidiamo mai delle repentine malattie che lo colpiscono ogni volta che deve affrontare la giustizia.

Vorrei essere in Cile tra i miei cari e condividere con loro la spumeggiante allegria di sapere che finalmente finisce l'odiosa presenza del vile che ha mutilato le nostre vite, che ci ha riempito di assenze e di cicatrici. Pinochet non solo ha tradito il legittimo governo guidato da Salvador Allende, ha tradito un modello di paese e una tradizione democratica che era il nostro orgoglio, ma in più ha tradito anche i suoi stessi compagni d'armi negando che gli ordini di assassinare, torturare e far scomparire migliaia di cileni li dava lui personalmente, giorno dopo giorno. E come se non bastasse, ha tradito i suoi seguaci della destra cilena rubando a dismisura e arricchendosi insieme al suo mafioso clan familiare.

L'ex dittatore paraguayano, Alfredo Stroessner, è morto poco tempo fa nel suo esilio brasiliano, pazzo come un cavallo, dichiarando persone non gradite in Paraguay cento persone al giorno i cui nomi estraeva dall'elenco del telefono di Sau Paulo. Pinochet, invece, muore simulando una follia che gli permette fino all'ultimo minuto di fare assegni e transazioni internazionali per nascondere la fortuna che ha rubato ai cileni. Muore amministrando il suo bottino di guerra con la complicità di una giustizia cilena sospettosamente lenta.

Smette di respirare un'aria che non gli appartiene, di abitare in un paese che non merita, tra cittadini che per lui non provano altro che schifo e disprezzo. Ma muore, e questo è quello che importa. La sua immagine prepotente di "Capitán General Benemérito", titolo di ridicola magniloquenza che si autoconcesse, svanisce nella figura dell'anziano ladro che nasconde il suo ultimo furto tra i cuscini della sedia a rotelle. Ma muore, e questo è quello che importa.
Prima di tornare al mio romanzo, apro il frigorifero e palpo il freddo della bottiglia. Poi dispongo i calici con i nomi dei miei amici che non ci sono, dei miei fratelli che difesero La Moneda, di quelli che passarono nei labirinti dell'orrore e non parlarono, di quelli che crebbero nell'esilio, di quelli che fecero tutte le battaglie fino a sconfiggere il miserabile che ha gettato un'ombra sulla nostra vita per sedici anni ma non ci ha tolto la luce dei nostri diritti. Con tutti loro brinderò con gioia alla morte del tiranno.
(traduzione di Luis E. Moriones)

(4 dicembre 2006)
 

http://www.repubblica.it/2006/12/sezioni/esteri/pinochet-cile/pinochet-sepulveda/pinochet-sepulveda.html




permalink | inviato da il 4/12/2006 alle 16:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
19 novembre 2006
E' SOLO L'INIZIO

Quasi trecentomila morti: finalmente qualcuno ne risponderà. Per la prima volta nella storia del Guatemala, 3 persone saranno giudicate per genocidio, terrorismo di Stato e torture per i fatti accaduti durante la cosiddetta guerra sucia che ha insanguinato il paese per ben 36 anni (dal 1960 al 1996).
La lista. Si tratta del generale Angel Guevara, ministro della Difesa durante il regime di Romero Lucas Garcia (1978-1982) quando fu assaltata l’ambasciata spagnola, di German Chupina, direttore generale della polizia durante lo stesso periodo, e di Pedro Garcia Arredando, capo del terribile Comando 5 della polizia, incaricato di reprimere gli oppositori politici.
E poco importa se Oscar Humberto Mejía, anche lui ministro della Difesa del regime luquista, e il famigerato capo di stato Rios Montt, siano riusciti a scamparla grazie a cavilli burocratici: il procedimento è ormai avviato, i tabù sono crollati e anche i più intoccabili sono ormai all’angolo. E' solo questione di tempo.
A giudicarli sarà la Audiencia Nacional di Spagna che ha appena emesso gli ordini internazionali di cattura.
Perché un tribunale straniero? I fatti specifici intorno ai quali è stato montato il caso sono l’omicidio di quattro missionari spagnoli, la sparizione di un quinto e l’assalto all’ambasciata spagnola condotto dalla polizia il 31 gennaio 1980, nel quale morirono 37 persone. Fra questi il padre del premio Nobel per la Pace, Rigoberta Menchù, e tre diplomatici spagnoli. Fu lei, infatti, nel ’99 a sporgere denuncia di genocidio all’Audiencia Nacional, accettata nel 2000. Fu così che partirono le indagini preliminari che compresero anche il caso dei cinque sacerdoti. Solo nel 2005, però, arrivò il definitivo via libera dal Tribunale Costituzionale spagnolo, e nel giugno di quell’anno un giudice del paese europeo potè finalmente raggiungere il paese centroamericano, nel tentativo di parlare con i testimoni e rimettere assieme i pezzi di un puzzle molto complesso. Il risultato, però, fu un nulla di fatto: i militari inquisiti risposero con una pioggia di ricorsi legali che bloccarono ogni indagine. Ma il giudice madrileno non si arrese ed emise una serie di ordini internazionali di cattura diventati effettivi questa settimana.

Un paese spaccato. Un gioco delle parti, dunque, che ha messo in evidenza le profonde divisioni della società guatemalteca. Da una parte le organizzazioni umanitarie e le associazioni delle famiglie dei desaparecidos hanno interpretato questo processo spagnolo come l’inizio della fine di una vergognosa impunità; dall’altra i settori reazionari e legati al potere hanno qualificato la misura come “inaccettabile” intervento di un paese straniero negli affari interni di un stato sovrano, sbandierando vecchi cliché sugli spagnoli conquistatori, origine di tutti i mali. 
due esclusi. Naturalmente, l’ordine di cattura riguarda anche Oscar Humberto Mejia e Rios Montt, che molti additano come uno dei maggiori responsabili del terrore. Secondo quanto riferiscono lo studio eseguito dal vescovo assassinato Juan Gerardi “Guatemala, nunca mas” e la documentazione raccolta dall’Onu “Guatemala, memoria del silenzio”, quando Montt fu al potere, 1982-1983, si registra il 69 percento delle esecuzioni avvenute in 36 anni; il 41 percento degli stupri, perlopiù a danno delle contadine indigene; il 45 percento delle torture. Eppure, grazie a cavilli burocratici, sono rimasti fuori dal procedimento. Per ora.
Non per molto”. È quello che si augurano la Fondazione Rigoberta Menchú Tum e altre Ong che tenteranno di correggere l’errore che sta alla base di tutto. La difesa dei due intoccabili si è trincerata dietro al fatto che nel periodo dell’assalto all’ambasciata nessuno dei due fosse al governo. La Fondazione, però, ha spiegato che dato che adesso la Audiencia Nacional ha incluso nell’indagine anche i casi dei sacerdoti ammazzati e l’accusa di genocidio, sono inclusi tutti i crimini commessi nell’intero periodo della guerra sporca.
Intanto, per far sentire la loro voce, scendono in piazza oggi migliaia di sopravvissuti al genocidio. L'intento è riunirsi davanti alla Corte Suprema di giustizia e ricoprirla di graffiti. Un atto di protesta per pretendere la fine dell'impunità e la cattura del responsabile dei responsabili, Montt.
                                                                                                        STELLA SPINELLI

http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idpa=&idc=3&ida=&idt=&idart=6724
 



permalink | inviato da il 19/11/2006 alle 22:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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